Il Lago delle Streghe all’Alpe Devero: un tesoro naturale

Il Lago delle Streghe all’Alpe Devero: un tesoro naturale

Le scarpe scricchiolano sul legno di una passerella, l’aria sa di resina e di latte caldo uscito dal caseificio di Crampiolo. Un ragazzo con una felpa rossa si ferma, guarda l’acqua ferma del Lago delle Streghe e sussurra qualcosa che non capisco. Il vento lo inghiotte, poi tace. Tutto intorno è verde e chiaro, talmente chiaro che la mente smette di fare rumore. Un’anziana con il bastoncino indica una macchia più scura sotto la superficie e sorride: “Lì ci nascondevamo da bambini”. Un cane beve, solleva il muso, crea cerchi perfetti. L’acqua risponde, lenta. Ti ritrovi a respirare come non facevi da tempo, senza controllare, senza misurare nulla. Come quando nessuno ti guarda. Qualcosa qui si muove, ma non si vede.

Dove l’acqua sembra avere memoria

Il Lago delle Streghe non è grande, né spettacolare nel senso rumoroso del termine. È un laghetto sospeso tra prato e sasso, incastonato poco sopra Crampiolo, nel cuore dell’Alpe Devero. **Il colore cambia con il cielo**: cobalto profondo dopo una pioggia, turchese lattiginoso nelle ore chiare, trasparente al punto da contare i sassi sul fondo. Cammini dieci minuti fuori dal borgo e ti ritrovi davanti a uno specchio che non chiede niente, se non di essere guardato con calma. È lo spazio minimo in cui il tempo si allarga.

L’accesso è quasi disarmante per facilità. Dall’Alpe Devero a Crampiolo si va in circa 45 minuti, dislivello lieve e sentiero evidente; dal villaggio al lago bastano 10 minuti scarsi. In totale parliamo di 3–4 km a/r, con un dislivello complessivo intorno ai 150–200 metri, quota intorno ai 1.760 m. Numeri piccoli, emozioni grandi. Una famiglia con due bambini che incrocio fa merenda su un masso e calcola a voce alta il “tempo gelato”: 30 minuti per andare, 20 per tornare, 15 per scegliere il gusto. Ridono, e il cronometro diventa un gioco.

La semplicità del percorso spiega parte del mito. Qui escursione non significa performance, significa presenza. L’assenza di rumori urbani, la luce pulita, l’alternanza di pascoli e lariceti portano il corpo a un ritmo più lento. Il lago riflette tutto, letteralmente e non. **Chi arriva con la testa piena la vede svuotarsi piano**, come un bicchiere al sole. Capita di restare seduti più del previsto su una radice che guarda l’acqua, senza bisogno di una ragione. La logica trova pace quando la vista non ha nulla da correggere.

Come viverlo con leggerezza

Parti presto e cammina piano. È la combinazione che regala le ore migliori: luce obliqua, sentiero libero, aria fresca. Porta uno strato caldo e uno anti-vento, anche d’estate l’Alpe Devero può sorprendere. Prendi la pista facile che dal parcheggio dell’Alpe Devero risale la piana, poi punta a Crampiolo: tetti in piode, fienili di legno, l’odore del pane. Da lì, gira a sinistra sul ponticello e sali verso il lago. Niente fretta. Ogni curva cambia la scena di poco, quanto basta per sentirla nuova.

Gli errori più comuni sono tre: arrivare a mezzogiorno in alta stagione, sottovalutare il meteo, pensare che qui “non serva nulla”. L’ora di punta toglie silenzio e foto limpide. Una nuvola che si appoggia al Devero può portare pioggia fredda in venti minuti. L’acqua qui è bellissima, anche il sole più forte si riflette e brucia. Cappellino, crema, borraccia, strato caldo: quattro cose che salvano la giornata. Diciamolo: nessuno lo fa davvero tutti i giorni. Ma quel giorno sì, e funziona.

Capita a tutti quel momento in cui vorresti prendere l’acqua con le mani e portarla a casa.

“Il Lago delle Streghe si chiama così per la magia, non per la paura,” mi dice un pastore, “anche noi abbiamo bisogno di un posto che non urli.”

Se vuoi un promemoria rapido, tieni questo mini vademecum mentale:

  • Mattina presto o tardo pomeriggio per luce e quiete.
  • Passa da Crampiolo: yogurt e formaggi locali valgono la deviazione.
  • Estate per i prati, autunno per i larici d’oro, inverno solo con esperienza e neve gestita.
  • Rispetta le staccionate e i pascoli: qui si lavora, non è un set.
  • Fotografa, poi chiudi lo smartphone per cinque minuti interi.

Un tesoro che cambia con le stagioni

In estate il lago sembra una cartolina viva. L’acqua è chiara, gli insetti disegnano cerchi, i bambini toccano il bordo e gridano. A fine agosto i temporali del pomeriggio fanno scena, con nuvole che si specchiano e drammatizzano il verde. In autunno il Devero si accende di rame: i larici diventano fiamme lente e il riflesso arancione dà profondità. È il tipo di silenzio che fa bene. In primavera il disgelo porta limpidezza quasi imbarazzante, con i primi fiori che spuntano come puntini su un quadro. **L’acqua sembra vetro.**

C’è anche una piccola legenda che corre tra le pietre. Si racconta di amori nascosti e di giuramenti fatti a voce bassa, pagati con il riflesso dell’acqua. Non serve crederci, basta ascoltarla. Le storie mettono radici nei luoghi quando il paesaggio le sostiene. Qui gli elementi ci sono tutti: un sentiero alla portata di molti, un borgo che profuma di legna, un laghetto discreto che risponde a chi sa aspettare. Le “streghe” diventano allora le nostre abitudini che escono di scena, lasciando spazio a un modo diverso di stare.

Praticamente: come arrivare e cosa aspettarsi. Da Baceno si risale verso Goglio e l’Alpe Devero, strada montana con tornanti e tratti stretti. Parcheggio a pagamento in quota, gestione variabile in alta stagione con possibili navette dai fondovalle. Il sentiero è semplice ma montano: scarpe con grip, niente sandali. In famiglia funziona benissimo, i cani sono felici se tenuti al guinzaglio vicino ai pascoli. Chi cerca un giro più ampio può allungare verso il Lago di Devero o fare l’anello per Crampiolo e il Ponte della Dora. Tempo tutto il giorno se vuoi, anche solo due ore se devi.

Il Lago delle Streghe all’Alpe Devero resta lì, senza domandare nulla e dando moltissimo. Una volta visto, torna in mente in modi strani: in ufficio, mentre aspetti un file, o la sera, quando spegni l’ultima luce. Non ti chiede di cambiare vita, ti invita a cambiare sguardo. Quel verde quieto, il legno lucido dei fienili, la pietra che scalda al sole diventano un archivio personale di tregua. Puoi tornare d’inverno, con le ciaspole e il fiato bianco, o all’alba di settembre, quando i larici si accendono piano. E magari raccontarlo a chi non c’è stato, con parole tue, senza filtri. Potrebbe bastare per far partire qualcuno domani mattina.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Accesso facile 3–4 km a/r, dislivello lieve, sentiero evidente via Crampiolo Perfetto per famiglie, principianti, fotografia senza stress
Miglior momento Mattino presto o tardo pomeriggio; autunno per i larici d’oro Luce migliore, meno affollamento, scatti più puliti
Servizi e atmosfera Caseificio/agriturismo a Crampiolo, rifugi in zona, pascoli attivi Esperienza autentica tra gusto locale e paesaggio vivo

FAQ :

  • Dove si trova il Lago delle Streghe?Nell’Alpe Devero, Piemonte, nel territorio del Parco Naturale Veglia-Devero, poco sopra il borgo di Crampiolo.
  • Quanto è lungo il percorso e qual è la difficoltà?Circa 3–4 km andata/ritorno dal parcheggio dell’Alpe Devero passando per Crampiolo, difficoltà facile, dislivello intorno ai 150–200 m.
  • Si può andare con bambini e cani?Sì. Itinerario adatto a famiglie abituate a camminare; cani benvenuti e al guinzaglio vicino ai pascoli.
  • Qual è il periodo migliore per visitarlo?Estate per i prati e l’acqua trasparente, autunno per i larici dorati. Primavera bella ma più variabile; inverno solo con esperienza e condizioni neve sicure.
  • Come arrivare e dove parcheggiare?Si sale da Baceno verso Goglio e Alpe Devero. Parcheggio a pagamento in quota; in alta stagione possono esserci navette e regolamentazioni d’accesso.

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