La città con i portici più belli: 62 km da scoprire a novembre

La città con i portici più belli: 62 km da scoprire a novembre

Quando la pioggia sussurra e le giornate si accorciano, c’è una città che diventa un rifugio lungo, caldo, quasi infinito. Bologna, con i suoi portici, invita a camminare senza fretta: un mondo coperto da esplorare a novembre, quando la luce è più bassa e i dettagli saltano fuori come sorprese.

Metto il cappuccio e mi infilo sotto il primo portico che incontro: odore di caffè, biciclette che sfrecciano, un violinista prova una scala, la signora con il cane saluta per prima. Piazza Maggiore si accende come un teatro, il Pavaglione riflette le vetrine e qualcuno legge il giornale appoggiato a una colonna. *Le giornate corte rendono più intensa ogni luce.* Sotto gli archi, tutto si ricuce: i negozi, le voci, la storia. Ogni passo è asciutto, ogni arco una protezione gentile. Una promessa lunga 62 chilometri.

Bologna in versione novembre: il fascino dei portici, dal primo all’ultimo arco

A novembre i portici non sono solo architettura, sono un modo di stare al mondo. Raccontano un’abitudine civica: ci si incontra al riparo, si cammina vicini, si guarda in alto. Le pietre hanno un calore che sorprende, la luce rimbalza, le facciate rosse respirano.

Tra il Quadrilatero e via Saragozza, fino al Colle della Guardia, c’è un filo che non si spezza mai. Il Portico di San Luca scorre per 666 arcate, quasi 3,8 km di salita gentile: coppie, runners, famiglie con carrozzine, tutti nello stesso ritmo. Nel complesso Bologna conta 62 chilometri di portici, di cui circa 38 nel centro storico, riconosciuti Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2021.

La bellezza qui è pratica: ti tiene all’asciutto, ma ti regala anche una scena. Le colonne creano un suono quando piove, una specie di metronomo urbano. Dal Medioevo i portici nascono per allargare le case e fare spazio al commercio: col tempo sono diventati il salotto pubblico, il corridoio che unisce scuole, botteghe e basiliche senza mai farti uscire allo scoperto.

Itinerario furbo: 24 ore sotto gli archi (con deviazioni felici)

Mattina presto: Piazza Maggiore, Fontana del Nettuno, Pavaglione e Archiginnasio per respirare libri e cortili. Poi via Farini, sbirciata in Galleria, e sosta caffè sotto le volte del Quadrilatero. Tarda mattinata su via Zamboni, tra studenti e scale di musica, e pranzo leggero con tigelle fumanti in un portico appartato.

Pomeriggio: via Indipendenza fino al canale nascosto in via Piella, poi i Sette Ponti di Santo Stefano e l’ombra lunga delle Sette Chiese. Al tramonto, Portico di San Luca: scendi con il bus e risali a piedi o fai l’opposto, scegli tu il respiro. Diciamocelo: nessuno lo fa davvero ogni giorno.

Capita a tutti di partire con mille piani e poi seguire la luce del momento. Una signora mi dice: “I portici sono il nostro secondo cielo.” E non ha torto.

“Qui non smetti mai di camminare: smetti solo di bagnarti.” – voce bolognese, sorriso svelto

  • Pavaglione: elegante e riparato, perfetto quando piove.
  • Casa Isolani (Strada Maggiore): portico ligneo medievale, travi che raccontano secoli.
  • Via Saragozza – San Luca: 666 archi, prospettiva che ipnotizza.
  • Cimitero Monumentale della Certosa: portici silenziosi, sculture che commuovono.

Perché novembre è il mese giusto (e come farlo tuo)

Le folle sono minori, i prezzi spesso più docili, la luce fa miracoli sulle superfici opache. Novembre porta odore di castagne e tartufo, e i portici diventano un film continuo: entri, esci, rientri, senza interruzioni. Se puoi, arriva in treno: la stazione è a pochi minuti a piedi dai primi archi, l’aeroporto pure è collegato bene.

Metodo semplice: alterna cammino e soste. Tre blocchi da un’ora e mezza di passeggiata lenta, intervallati da pause in osteria o in biblioteca (Salaborsa è un abbraccio). Scarpe con suola viva, zaino leggero, occhi all’insù: capitelli, madonnine, iscrizioni, cornici che nessuna foto rubata fa giustizia.

C’è una cosa da non fare: correre tutto in una volta. I portici si ascoltano. Se piove forte, sposta il programma sui musei lungo gli archi: Archiginnasio, Museo Civico Medievale, San Petronio. E lascia un’ora al Quadrilatero all’ora blu: luci, prosciutti appesi, vini rubino. Novembre è una stagione timida che si lascia conoscere piano.

Novembre come invito: condividere il passo, allungare lo sguardo

Uscire di casa, infilarsi sotto un portico e scoprire che il mondo ha ancora angoli da raccontare. Qui ogni colonna è una pausa, ogni bottega una scusa per fermarsi. Il bello di Bologna è che la pioggia non interrompe, cambia solo la colonna sonora. Scambi di saluti, ombrelli grondanti che restano fuori, ciotole d’acqua per i cani, libri che profumano di carta vera.

In una città così, il tempo è un ingrediente in più. Magari incontri un violinista che stona, o un ragazzo che recita Dante con troppa foga, e ridi tra te e te. Tutto entra nel tuo racconto. Metti in tasca un’idea: i portici non sono un monumento da spuntare, sono un gesto collettivo. E quando torni a casa, ti mancherà proprio quel gesto.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Passeggiata a San Luca 3,8 km, 666 archi, salita morbida e visione panoramica Esperienza simbolo, adatta a ritmi diversi
Portici UNESCO 62 km totali, 38 in centro, tutela dal 2021 Storia e bellezza con accesso libero e continuo
Novembre a Bologna Luci basse, piogge leggere, sapori di stagione Atmosfera intima, perfetta per weekend e foto

FAQ :

  • Quanti chilometri di portici ci sono a Bologna?Circa 62 km complessivi, di cui una quarantina nel centro storico. Dal 2021 i Portici di Bologna sono Patrimonio Mondiale UNESCO.
  • È faticoso salire al Santuario di San Luca?Il percorso sotto i portici è lungo circa 3,8 km con dislivello moderato (intorno ai 215 metri). Puoi farlo in 45–70 minuti, a passo tranquillo.
  • Cosa fare se piove tutto il giorno?Resta sotto gli archi e crea un “circuito coperto”: Archiginnasio, Biblioteca Salaborsa, San Petronio, mercato del Quadrilatero, musei su via Zamboni e via Manzoni.
  • Qual è il momento migliore per fotografare i portici?Alba per avere le strade vuote e le ombre pulite; tramonto per la luce calda che scivola sulle colonne. Dopo la pioggia, i riflessi sono magia pura.
  • Dove mangiare senza uscire dai portici?Trattorie e osterie tra via delle Pescherie Vecchie, Strada Maggiore e via Santo Stefano. Piatti tipici: tortellini in brodo, tagliatelle al ragù, crescentine; in stagione, tartufo e castagne.

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