Un intervento semplice, quasi banale: cambiare le guarnizioni delle finestre per tagliare bollette e spifferi. Sulla carta, facile. Al negozio, tra profili a P, E e D, mi hanno aperto gli occhi: funziona, sì, ma solo se capisci cosa stai davvero tappando.
Passavo la mano lungo l’infisso e il soffio d’aria mi faceva vibrare le dita, come se nella stanza ci fossero **spifferi fantasma**. In strada camminava la gente imbacuccata, e io contavo i minuti prima che la caldaia ripartisse. Ho preso il metro, ho scattato una foto al telaio, poi sono andato al negozio di ferramenta sotto casa. La commessa ha sorriso: “Quanti millimetri perdi?”. Non sapevo nemmeno di perderli, quei millimetri. Non era solo la guarnizione.
Quello che ho scoperto tra scaffali e parquet di prova
Tra le corsie, la scena era sempre la stessa: persone con una striscia in mano e lo sguardo di chi vuole “chiudere tutto”. Il commesso mi ha fatto toccare tre materiali: schiuma economica, gomma EPDM e silicone. La schiuma è morbida e fa effetto subito, ma si stanca in fretta. L’EPDM è il cavallo da battaglia, rimbalza e dura. Il silicone è flessibile e sigilla meglio i microvuoti. Mi ha spiegato che non esiste “una” guarnizione giusta: esiste quella che lavora sul tuo gap, quella che regge stagioni, quella che non si spiattella al primo agosto.
Capita a tutti quel momento in cui la bolletta ti arriva come un rimprovero. Ho raccontato al banco dei miei vetri doppi anni 2000 e del legno un po’ imbarcato. Mi hanno fatto provare il “test del foglio”: chiudi la finestra con un foglio incastrato, tira e senti la resistenza. Se scivola via, la pressione non è sufficiente. Hanno tirato fuori anche una candela: fiamma vicino ai giunti, se danza c’è passaggio d’aria. “Tra finestre e cassonetti delle tapparelle se ne va una fetta di calore”, mi ha detto la signora, “e non è piccola”. Mi è rimasto in testa.
Ho capito che le guarnizioni sono come le suole delle scarpe: non fanno miracoli, fanno mestiere. Devono comprimersi quel tanto che basta da chiudere il vuoto, senza schiacciarsi fino a morire. Se il telaio è fuori squadra di 2-3 mm, un profilo a P o a D può chiudere. Se hai microfessure da mezzo millimetro, la striscia in silicone adesivo è più precisa. L’aria non è un nemico invisibile, è un flusso che cerca il percorso più facile lungo angoli, giunti, cerniere. La verità? L’aria trova sempre la strada.
Come scegliere e montare le guarnizioni giuste (senza impazzire)
L’astuzia che mi ha cambiato tutto è stata misurare il vuoto, non la finestra. Ho usato un filo di carta piegato: chiudi, tiri, guardi l’impronta. Se “morde” poco, profilo a E; se il vuoto è più grande, profilo a P; se è irregolare agli angoli, profilo a D. Ho pulito i battenti con alcool isopropilico e un panno asciutto. Tagli netti agli angoli, senza tirare la striscia mentre la posi. Ho passato il rullino della carta da cucina per far aderire l’adesivo, e ho aspettato una notte prima di testare. Niente fretta. Il giorno dopo, la finestra aveva un suono diverso.
Gli errori più comuni li ho fatti tutti, almeno nella testa. Applicare sulle superfici fredde e umide, tirare la guarnizione come una gomma da muta, lasciare buchi agli angoli, coprire la fessura sbagliata. Non serve mettere strati su strati: si crea solo stress al telaio e poi non chiude più bene. E c’è la tentazione del “chiudo tutto e basta”, con il rischio di condensa e muffe. Diciamolo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Arieggiare per cinque minuti, due volte al giorno, resta la difesa più semplice per respirare meglio e non rovinare il lavoro fatto. Respira la casa, respiri tu.
Il negoziante mi ha dato una frase da appuntare sul frigo.
“La guarnizione giusta non è quella più grossa, è quella che lavora quando serve e scompare quando non serve.”
Mi ha lasciato anche una mini-lista pratica, utile quando ti perdi tra sigle e profili.
- Misura il gap reale: carta o calibro; evita stime a occhio.
- Scegli il profilo per funzione: E per microfessure, P/D per vuoti irregolari.
- Pulisci bene e posa a temperature miti; pressa l’adesivo con calma.
- Controlla cerniere e cremonese: la pressione di chiusura conta più della marca.
Ho sentito che finalmente governavo io la finestra, non il contrario. Un piccolo **risparmio reale**, non un’illusione.
Oltre la guarnizione: dove si gioca il risparmio che si sente
Da quella mattina ho imparato a guardare la finestra come un sistema. La guarnizione non lavora da sola: la ferramenta decide la pressione di chiusura. Ho regolato le cerniere con un quarto di giro, ho alzato un pelo la battuta sull’anta più “stanca”. Sotto la porta del balcone ho messo una spazzola rigida, perché il vuoto era lineare e lungo. Sul cassonetto della tapparella, ho inserito strisce in EPDM e un minimo di coibentazione. Le tende pesanti? Non sono design, sono barriera acustica e termica. E sulle vetrate più fredde ho provato una pellicola termoretraibile: non bella, ma efficace d’inverno.
Il tema che a casa abbiamo discusso è stato l’equilibrio. Troppa tenuta crea aria stagnante e condensa sugli angoli; poca tenuta disperde e fa rumore. Ho messo un igrometro da pochi euro: quando l’umidità sale oltre il 60%, apro per cinque minuti a finestra contrapposta. Ho spostato di pochi millimetri la scocca di una maniglia per aumentare la compressione in basso, dove si infilava il freddo. Non ho sigillato il foro di aerazione del bagno, anche se mi tentava. La casa non è un barattolo: se lo diventa, fa pagare la fretta con muffe e vernici gonfie.
Non ho fatto conti da ingegnere. Ho fatto pace con il mio modo di vivere la casa. Ho sentito meno sibili la notte, meno odore di freddo al mattino, e ho spento prima il riscaldamento. Il taglio in bolletta? L’ho visto dopo due mesi, niente fuochi d’artificio, ma un tangibile **taglio in bolletta**. La cosa che resta è la consapevolezza: la finestra non è un muro, è un organismo con cerniere, guarnizioni, vetro e aria che scorrono. Quando capisci dov’è il punto debole, il resto diventa routine gentile. E vien voglia di raccontarlo al vicino che si lamenta del vento in corridoio.
| Punto chiave | Dettaglio | Interesse per il lettore |
|---|---|---|
| Misura del gap | Test del foglio e candela/fumo per capire dove passa l’aria e di quanti mm parliamo | Scegliere il profilo giusto al primo colpo, senza spese inutili |
| Scelta del profilo | E per microfessure, P/D per vuoti irregolari; EPDM per durata, silicone per precisione | Più tenuta, meno sostituzioni, comfort immediato |
| Regolazione ferramenta | Cerniere e cremonese aumentano la pressione di chiusura dove serve | Chiudere gli spifferi senza forzare l’anta o stressare l’adesivo |
FAQ :
- Come capisco se devo cambiare le guarnizioni?Se il foglio scivola via senza resistenza, se senti sibilo vicino ai giunti o vedi luce in controluce, è ora di intervenire. Controlla anche l’appiattimento della gomma.
- Meglio schiuma economica o EPDM?La schiuma funziona subito ma dura poco. L’EPDM regge compressione e calore, costa di più ma vivi sereno per anni. Il silicone resta una via di mezzo precisa.
- Posso montarle da solo senza esperienza?Sì, se misuri bene e pulisci. Tagli netti, niente trazione mentre applichi, un giorno di assestamento. In caso di infissi fuori squadra, valuta l’aiuto di un serramentista.
- Chiudere troppo può creare muffa?Sì. La casa ha bisogno di ricambio d’aria. Arieggia 5 minuti al mattino e alla sera, controlla l’umidità con un igrometro, evita di tappare le prese d’aria fisse.
- Quanto posso risparmiare davvero?Dipende dallo stato degli infissi e dai vuoti. Su spifferi evidenti, il comfort sale subito e la caldaia lavora meno. Il risparmio cresce insieme alla regolazione della ferramenta e ad altri piccoli interventi.










Guida super utile! 🙂 Il test del foglio + candela mi mancava. Confermo: EPDM mi dura da anni, il silicone l’ho usato per i microvuoti vicino alle cerniere e chiude meglio. Bella la frase del negoziante: non più grosso, ma giusto.