Questo strano laghetto della Lombardia è un’oasi che pochi conoscono (ed è splendida in autunno)

Questo strano laghetto della Lombardia è un’oasi che pochi conoscono (ed è splendida in autunno)

C’è un laghetto in Lombardia che non sembra Lombardia: nato dal lavoro rumoroso delle cave, oggi è un riflesso calmo dove il mondo si ferma. Pochi lo cercano su Google, pochi lo nominano alle cene tra amici. In autunno, però, l’acqua si fa seta e l’aria odora di legna bagnata: è l’Oasi di Baggero, tra Merone e Monguzzo, nel cuore della Brianza, e somiglia a un segreto ben custodito.

Entro lungo la sterrata mentre la bruma si srotola dall’acqua, una coperta leggera che cancella il rumore delle provinciali. Due folaghe fendono il lago come forbici lente, e da un capanno un fotografo trattiene il respiro per non scacciare il martin pescatore. L’acqua è color giada, quasi irreale, e le rive brillano di rame e ruggine: carpini, ontani, pioppi, cartoline di ottobre che si specchiano senza scomporsi. Un vecchio cartello racconta la cava che fu, i nastri trasportatori, le mani callose. Oggi restano passerelle di legno, un sentiero che gira preciso, silenzio. E quel silenzio non è vuoto: è un suono pieno. Qualcosa qui non torna, in senso buono.

Un laghetto nato da una cava: perché incanta proprio adesso

Lo guardi e pensi mare del Nord in miniatura, poi capisci che stai in Brianza. L’Oasi di Baggero è un doppio specchio d’acqua generato dalle antiche estrazioni di sabbia e ghiaia, riempito dalla falda e dalle piogge, incastonato nel Parco della Valle del Lambro. In autunno la luce è bassa e generosa, le foglie si accendono e l’acqua si fa più ferma, come se il lago trattenesse il fiato. Qui i colori lavorano a mezzatinta, uno strato alla volta.

Un anziano col berretto mi mostra sul telefono una sequenza di scatti: “Vede? A ottobre il martin pescatore viene al palo qui davanti, perché ci sono più avannotti in riva”. Poi indica le erbe bionde lungo l’ansa dove si ferma l’airone cenerino. Mi racconta che la domenica porta il nipote a contare le libellule, e che la loro preferita è la rossa, “sembra un fiammifero”. Capita a tutti di custodire un luogo così, piccolo e intimo, che cambia stagione dopo stagione senza chiederti niente.

Il fascino nasce dal contrasto: spigoli industriali trasformati in curve morbide, il rumore delle ruspe cambiato in eco di ali. L’acqua prende quel verde lattiginoso per via delle sabbie finissime in sospensione e del continuo ricambio della falda, che qui affiora generosa. Le sponde digradano piano e invitano lo sguardo, la nebbia di ottobre appiattisce i suoni e fa da filtro naturale. In poche parole, l’autunno è il software giusto per l’hardware di Baggero.

Come viverla adesso: orari, piccoli rituali, tempi lenti

Arriva presto, prima del caffè se puoi. Parcheggia vicino al Centro Parco e imbocca il giro ad anello in senso orario: camminerai lungo passerelle e sterrati per circa tre chilometri, sempre a filo d’acqua, con deviazioni verso i capanni di osservazione. La luce migliore esplode tra le 8:30 e le 10:00, quando il sole rimane basso e le foglie fanno da vetrate colorate. È il momento in cui anche il telefono scatta foto buone senza sforzo.

Se cerchi quiete, evita il mezzogiorno del weekend, quando arrivano famiglie e scolaresche. Porta strati leggeri, perché la bruma rinfresca e poi sparisce. Non dare da mangiare alle anatre: le faine osservano e imparano la routine, e cambiare la dieta degli uccelli significa cambiare il lago. Per le foto, usa il trucco del fazzoletto: pulisci spesso la lente, l’umidità si deposita in un attimo. Diciamolo: nessuno lo fa davvero ogni giorno.

Qui la regola è una sola: cammina piano, lascia che l’acqua faccia il suo lavoro di specchio. “In questo posto l’autunno non scende dal cielo, sale dall’acqua” mi sussurra una volontaria del parco, indicando il riflesso che sembra più vivo degli alberi reali. Sembra una frase da romanzo, ma guardi le lame dorate dei pioppi e capisci che è solo cronaca.

“L’oasi vera è quella che ti rallenta senza chiederti permesso.”

  • Periodo top: fine settembre – metà novembre, con picco dopo le prime piogge.
  • Percorso: anello facile, adatto anche a passeggini robusti.
  • Accesso: parcheggi piccoli; dalla stazione di Merone sono 15–20 minuti a piedi.
  • Cani: sì, al guinzaglio. Meglio evitare i capanni quando ci sono avvistamenti.

Perché pochi la conoscono, e perché vale il viaggio

L’Oasi di Baggero vive all’ombra dei grandi nomi: Como, Lecco, Iseo. Non ha l’iconografia da cartolina da vendere ai tour operator, e questo la protegge. Arrivi, fai il giro, ti siedi su una panca, senti uno scroscio lontano: è solo un merlo tra le canne, ma il cervello lo scambia per un fiume. **La realtà qui si semplifica** e tu con lei, senza sforzo. Magari esci con le scarpe umide e la memoria piena, e sul sedile dell’auto trovi un pezzetto di foglia che ti sei portato dietro. Non è souvenir, è promemoria. La prossima settimana in città, quando il calendario sarà un Tetris di impegni, ti tornerà in mente questo verde lattiginoso e capirai che certe oasi non chiedono nulla in cambio, se non la tua ora di tempo e un po’ di attenzione. Forse la bellezza è questo: un dettaglio laterale che ti raddrizza la giornata.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Periodo migliore Fine settembre – metà novembre, con foschie mattutine Colori intensi e foto facili senza folle
Percorso Anello di ~3 km, pianeggiante, passerelle e capanni Accessibile, adatto a uscite brevi e rigeneranti
Fauna da osservare Airone cenerino, martin pescatore, folaghe, germani Avvistamenti emozionanti a due passi da casa

FAQ :

  • Dove si trova esattamente l’Oasi di Baggero?Tra Merone e Monguzzo (CO), nel Parco della Valle del Lambro, a circa 20 km da Como.
  • Si può arrivare in treno?Sì: stazione di Merone, poi 15–20 minuti a piedi seguendo le indicazioni per il Centro Parco.
  • Il percorso è adatto a bambini e passeggini?Sì, il giro è pianeggiante; con passeggini meglio quelli da sterrato per alcuni tratti ghiaiosi.
  • Si può fare picnic o entrare in acqua?Picnic sì nelle aree indicate; balneazione no, è zona umida protetta.
  • Quando è meno affollata?Prime ore del mattino nei weekend o i pomeriggi feriali; in autunno la luce è bellissima anche tardi.

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