Andare in quota con le infradito è la foto virale dell’estate. Con la stretta prevista in manovra, chi rischia senza criterio potrebbe pagare il conto del soccorso. Non è solo una sanzione: è un cambio di mentalità che divide.
A un tornante, un ragazzo scivola: niente scarponi, solo infradito di gomma. Lo tirano su, a fatica. Più in alto il ronzio di un elicottero taglia l’aria come una lametta, i volontari del Soccorso Alpino si muovono rapidi, qualcuno sussurra: “Pagherà lui?”.
Le facce si incrociano, metà indignazione, metà solidarietà. La montagna non fa sconti, lo sanno tutti, ma la leggerezza in città a volte pesa molto in quota. I cellulari si alzano per filmare, i commenti corrono veloci.
Gli zaini ripartono, la coda si sgrana sotto la parete. Un cane abbaia, una borraccia cade e rimbalza giù tra i mughi. E il conto arriva.
La stretta: chi paga il soccorso alpino
La manovra introduce una linea netta: chi provoca un intervento per condotta imprudente paga. Non è criminalizzare l’errore, è disincentivare scelte sconsiderate, tipo **infradito sui ghiaioni** o salite in notturna senza luce. Il principio è semplice: soccorso sanitario sempre garantito, ma rimborsi possibili quando il pericolo nasce da comportamenti evitabili.
Alcune Regioni già applicano contributi o addebiti, come in Trentino e Valle d’Aosta, con quote che variano a seconda del caso. Un elicottero può costare migliaia di euro, una squadra a piedi molto meno, ma il conto pesa sul sistema. I dati del CNSAS parlano di migliaia di interventi l’anno, con una quota legata a colpi di testa, orientamento sbagliato, calzature inadatte. E qui la stretta nazionale cerca uniformità e deterrenza.
Il dibattito è acceso: c’è chi parla di diritto al soccorso e chi chiede responsabilità minime per chi entra in ambiente. Lo Stato non ti lascia a terra, la domanda diventa chi ripaga i costi quando la causa sta in scelte palesemente rischiose. È un confine sottile tra libertà e responsabilità.
Come si definisce l’imprudenza
Ci sono gesti che fanno la differenza e abbassano il rischio in modo concreto. Scarponcini con suola scolpita, mappa offline e traccia affidabile, meteo letto davvero prima di partire. Acqua, strati leggeri, cappellino, frontale se si rientra tardi.
Informare qualcuno sul percorso e sull’orario di rientro, tenere d’occhio quota e dislivello, calcolare la stanchezza del gruppo. L’app Where ARE U per il 112 geolocalizza la chiamata e riduce tempi di attesa. Diciamolo chiaro: per essere considerati prudenti basta poco e salva vita. E salva soldi.
La valutazione dell’imprudenza non è una roulette: contano attrezzatura, condizioni, segnaletica ignorata, orari, alcool, esperienza dichiarata. La montagna non è un parco giochi, ma non è nemmeno un tribunale all’aperto. La regola di fondo è questa: scelta consapevole, rischio giustificato.
Strumenti, errori, voci dal soccorso
Una routine che funziona: guardare il bollettino nivometeorologico, scegliere un itinerario adatto al più inesperto del gruppo, pianificare il “piano B”. Niente suole lisce, niente mezze giornate improvvisate su vie lunghe, niente traversi infangati con i sandali. Un passo indietro oggi vale un passo avanti domani.
L’abbiamo vissuto tutti, quel momento in cui dici “ormai ci siamo, andiamo su lo stesso”. L’ego fa rumore, gli sassi scivolano sotto i piedi, il meteo gira nel giro di dieci minuti. **Diciamolo chiaro: nessuno lo fa davvero tutti i giorni.** Sbagliamo, fermarsi a tempo è un atto adulto. E riduce la probabilità di aprire il portafoglio oltre che lo zaino.
Dentro le bozza della stretta, chi valuta è l’autorità competente con report del CNSAS. Criteri scritti, non umori. **Prevenzione prima della sanzione** resta il mantra di guide e volontari.
“Non vogliamo punire la gente, vogliamo che torni a casa con le proprie gambe. La sanzione serve quando l’errore diventa testardaggine” — un tecnico del Soccorso Alpino.
- Calzature inadeguate su terreno tecnico
- Partenza oltre orario, senza luci e senza traccia
- Sentieri chiusi o vietati ignorati di proposito
- Chiamate ripetute non motivate, falso allarme
Cosa cambia per cittadini e territori
La stretta manda un segnale: la montagna non è un fondale da selfie, è un ecosistema fragile con regole non scritte. I territori chiedono meno elicotteri per imprudenze e più risorse per manutenzione dei sentieri, cartelli chiari, educazione outdoor nelle scuole. Le guide vedono in questa norma un alleato se affiancata da informazione, il CAI spinge su cultura e buone pratiche, i sindaci turistici temono che il messaggio passi come “vietato divertirsi”. In mezzo ci siamo noi, escursionisti della domenica e appassionati di lunga data, con le stesse montagne negli occhi. Un patto è possibile: camminare meglio, chiamare prima che sia tardi, pagare solo quando il “me ne frego” diventa costo per tutti. La stretta in manovra apre una discussione che doveva arrivare. Ora tocca a noi farla diventare crescita, non paura.
| Punto chiave | Dettaglio | Interesse per il lettore |
|---|---|---|
| Chi paga | Escursionista imprudente con condotta valutata a rischio evitabile | Capire quando un gesto può avere un prezzo |
| Criteri | Attrezzatura, meteo, orari, segnaletica, condotta documentata dal CNSAS | Evitare comportamenti che ricadono nella sanzione |
| Costi | Contributo per squadre a terra, rimborso più alto se impiegato l’elicottero | Valutare rischi e spese prima di partire |
FAQ :
- Quando si paga il soccorso?Quando l’intervento nasce da condotta ritenuta imprudente e non da emergenza sanitaria imprevedibile. La valutazione segue criteri scritti e un verbale tecnico.
- Chi decide se c’è imprudenza?L’autorità competente sulla base dei report del Soccorso Alpino e dei riscontri oggettivi (attrezzatura, orari, segnaletica ignorata, condizioni).
- Il 118 rimane gratuito?Sì, il soccorso sanitario e la presa in carico clinica restano garantiti. L’eventuale addebito riguarda la componente “evitabile” dell’intervento.
- E se chiamo e poi torno indietro?Se la chiamata ha un fondamento e collabori dando posizione e aggiornamenti, nessuno ti colpevolizza. I falsi allarmi volontari sono un’altra storia.
- Esistono assicurazioni che coprono questi costi?Sì, tesseramenti e polizze outdoor possono coprire spese di ricerca e recupero. Leggere massimali e condizioni fa la differenza.










Payer le secours quand on monte en tongs sur des pierriers? Ça me parait logique, c’est pas la montagne le probleme, c’est l’imprudence pure et simple.