Erano le terme più belle d’Europa, oggi sono abbandonate

Erano le terme più belle d’Europa, oggi sono abbandonate

Per decenni le città d’acqua d’Europa hanno curato corpi e ambizioni. Oggi molti palazzi termali giacciono chiusi, murati, nel rumore di un silenzio costoso.

Un cane dorme sui gradini del vecchio stabilimento Neptun, le vetrate liberty sono occhi rotti che guardano ancora il fiume Cerna, e qualcuno ha appeso una ghirlanda sulla porta sbarrata, come se da un momento all’altro dovesse rientrare l’orchestra. Un uomo mi ferma per raccontarmi di quando l’acqua faceva bene “anche all’umore”, e intanto indica le crepe come si indica il tempo passato su un viso caro. *L’acqua non si vede, ma si sente, come un sottofondo che non smette mai.* Eppure l’acqua scorre.

Palazzi dell’acqua diventati eco

Le grandi terme europee erano salotti a cielo coperto: marmi, mosaici, cupole che moltiplicavano la luce, giardini e padiglioni dove si veniva a guarire e a essere visti. Oggi in molti luoghi quell’eleganza si legge al negativo, in cornici svuotate e affreschi sbiaditi che ancora sanno di grandezza. **Le terme non sono rovine qualsiasi: sono teatri dell’acqua.** Lo capisci davanti alle Terme del Corallo a Livorno, liberty scolpito nella salsedine, dove il vento suona i vetri rotti come un clarinetto stanco.

C’è una cartolina che torna spesso, in Romania, dove gli Asburgo venivano a “prendere le acque”: Băile Herculane, padiglioni ottocenteschi, logge e stemmi imperiali. Per anni promesse, puntellamenti, cantieri fermi; intanto i tubi arrugginiti, le ringhiere piegate, il tetto che cede a pezzi. In Italia la scena si ripete alle Terme di Stabia, chiuse dal 2011, con parchi chiusi e fontane mute; in Catalogna, vicino a Montserrat, il Balneario de La Puda è una cattedrale spoglia dove la natura rientra piano dalle finestre, come ospite di casa.

Perché abbiamo lasciato spegnere questi giganti gentili? Ci sono energie che si sono spostate: il turismo veloce ha mangiato soggiorni lunghi, le città hanno cambiato pelle, i budget pubblici si sono assottigliati. Pesano anche le norme sismiche, i costi energetici, i contenziosi su proprietà e diritti di sfruttamento delle acque, l’amianto da rimuovere. Il wellness ha vinto con design e luci LED, mentre gli stabilimenti storici chiedono tempi lenti e cure d’artigiano. L’abbandono non è un lampo, è una goccia che scava.

Come riaccendere luoghi spenti

Si comincia sempre da poco, con una chiave e una torcia: aprire per un giorno, far entrare aria, fotografare, inventare un racconto. La “riattivazione leggera” funziona: visite guidate, piccoli concerti, residenze d’artista, mercati di quartiere sotto un portico che regge ancora. Le città che ce la fanno lavorano a isole: un padiglione alla volta, una facciata, poi una sala, poi le docce storiche. Rácz Fürdő a Budapest, ristrutturata e ancora sospesa per anni, insegna che i progetti vanno cuciti addosso, non calati dall’alto.

Gli errori ricorrenti hanno sempre un suono familiare: grandi masterplan che promettono miracoli e restano sulla carta, eventi una tantum senza continuità, bandi disegnati per chi non verrà mai. Diciamolo chiaro: nessuno lo fa davvero tutti i giorni. Serve una cabina stabile tra Comune, proprietari, soprintendenza, associazioni, con una cassa minima per le emergenze. Il resto è metodo: inventario, messa in sicurezza, funzioni temporanee, ascolto del quartiere, misurazione dei risultati. Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui un cancello si riapre, e l’odore di chiuso fa spazio a qualcosa di vivo.

C’è chi dice che basta il marketing, ma non è così, e gli esempi parlano chiaro. A Sofia i Bagni Minerali Centrali sono diventati museo e piazza d’incontro; a Oporto, l’antico Hospital Termal Rainha D. Leonor ha riaperto alcune ali mentre i padiglioni storici attendono il turno; a Livorno i volontari hanno trasformato il Corallo in un luogo che respira a date fisse.

“Il restauro è una maratona, non una volata: si tengono insieme pietra e comunità,” spiega un architetto che lavora sulle Herculane.

  • Aprire presto, anche in modo imperfetto: la gente fa la differenza.
  • Mixare usi: cultura, salute dolce, coworking, terme sociali.
  • Accendere microeconomie: caffè, librerie, artigiani.
  • Rendere l’acqua protagonista: percorsi sensoriali, bagni freddi-caldi, stanze del vapore.

Perché ci riguarda, anche se non ci andiamo da anni

Non è solo nostalgia. I complessi termali hanno formato l’idea stessa di città europea: cura pubblica, bellezza accessibile, tempo condiviso. Qui si incontravano classi diverse, si parlavano lingue, si costruivano settimane intorno al ritmo dell’acqua e della luce. **L’abbandono non è un destino, è una scelta lenta.** Ogni giorno chiuso è una competenza perduta, un tubicino che cede, un artigiano che cambia mestiere. E magari un ragazzo che passa e pensa che quella bellezza non lo riguardi, che sia di qualcun altro.

Riportarle in vita non significa far finta che niente sia accaduto. Le terme del futuro non sono musei, sono ecosistemi piccoli e robusti: fisioterapia a prezzi onesti, bagni serali, coworking che profuma di eucalipto, sale lettura, stanze del silenzio. Un abbonamento più una tisana, non una vacanza da ricchi. L’acqua c’è, libera, democratica, a volte più in salute dei muri: conviene metterla al centro e costruire funzioni intorno, elastiche, miste, stagionali.

Chiudiamo gli occhi un momento e immaginiamo una sera d’autunno: luci basse, vapore leggero, una banda che suona nel loggiato, il quartiere che entra a vedere cosa succede. È così che riparte la fiducia, goccia dopo goccia. A Băile Herculane l’associazione locale ha messo in sicurezza tre sale; a Stabia un percorso di rinaturalizzazione ha riacceso i sentieri; a La Puda c’è chi sogna un parco d’arte tra le rovine. **Non serve magia, serve continuità.** E qualcuno che tenga la porta socchiusa.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore

FAQ :

  • Perché tante terme storiche sono oggi abbandonate?Crisi dei bilanci pubblici, nuove norme tecniche, contenziosi sulla proprietà e un mercato del benessere che ha spostato domanda verso strutture moderne e veloci.
  • Si possono visitare in sicurezza questi luoghi?Solo quando il proprietario apre in sicurezza o con guide autorizzate; ingressi abusivi mettono a rischio persone e patrimonio.
  • Quali sono i casi simbolo in Europa?Băile Herculane in Romania, Terme del Corallo a Livorno, La Puda de Montserrat vicino a Barcellona, il Rácz Fürdő di Budapest a lungo chiuso.
  • Come posso contribuire al recupero?Partecipando alle aperture, sostenendo associazioni locali, chiedendo ai Comuni percorsi di riuso temporaneo e donando tempo o competenze.
  • L’acqua termale è ancora utilizzabile?In molti casi sì: va monitorata e gestita; spesso sono gli edifici a essere malati, non la sorgente.

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