In molte case ora stanno togliendo i vecchi termosifoni: ecco l’alternativa più scelta del 2025

In molte case ora stanno togliendo i vecchi termosifoni: ecco l’alternativa più scelta del 2025

Due tecnici svitano un vecchio termosifone in ghisa, la polvere che si alza in fili sottili, la parete che lascia il segno di anni di inverno. La signora osserva in ciabatte, tiene in mano una tazza e chiede se “con quella cosa nuova farà caldo uguale”. Il corridoio si apre all’improvviso: senza radiatore sembra più largo, più pulito, quasi nuovo. Mi colpisce il silenzio. Niente clack del termostato, niente acqua che scorre come un fiume stanco, nessun ticchettio. Sotto il pavimento, i tubi corrono come vene. Sopra, solo luce. Un passo alla volta, anche le case stanno cambiando senza fare rumore. La vera rivoluzione è invisibile.

La svolta del 2025: via i termosifoni, dentro il calore diffuso

Case vecchie con termosifoni gonfi e bianchi, stanze riscaldate a ondate, consumi che mordono a fine mese. La foto è questa, ma non lo sarà ancora per molto. Nel 2025 la scelta più frequente è un binomio senza fronzoli: **pompa di calore** e riscaldamento radiante, spesso a pavimento, a volte a soffitto.

L’aria è diversa in una casa con pannelli radianti. Non c’è il punto bollente sotto la finestra e l’angolo freddo dietro il divano. Tutto è più uniforme, più gentile. I tecnici lo vedono ogni settimana: si tolgono i termosifoni, scompaiono i tubi a vista, entrano collettori ordinati e valvole silenziose. Il calore si allarga piano, come una coperta che non tira mai.

I motivi sono pratici. Le pompe di calore rendono di più a basse temperature e i sistemi radianti lavorano proprio lì, nel dolce. Meno sprechi, meno picchi, più comfort continui. Se poi arriva il fotovoltaico sul tetto, la danza si fa interessante: l’energia del sole gira in casa e il pavimento ne approfitta, senza chiederne troppa. È una questione di equilibrio, non di forza.

Esempi reali, numeri umani, logica semplice

A Bologna, un trilocale degli anni ’70 ha detto addio a nove termosifoni. Due settimane tra demolizioni leggere e massetto, una pompa di calore aria-acqua modulante, collettori nuovi nel ripostiglio. Dopo il primo inverno, la famiglia racconta di aver abbassato le bollette in modo sensibile, ma la frase che resta è un’altra: “È sempre caldo uguale, non c’è più il momento in cui corriamo a chiudere i rubinetti”. È la qualità tranquilla del calore.

In un attico a Bari, invece, i proprietari hanno scelto pannelli radianti a soffitto. Nessun pavimento da rifare, giusto una controsoffittatura leggera. Il risultato? Spazi liberi, niente vincoli per i mobili, aria non secca. “Sembra che la casa respiri”, dice lui, che all’inizio temeva di non “sentire” il caldo. Lo senti, solo che non punge.

La logica è tutta termica. Con una mandata tra 30 e 35 gradi, la pompa di calore lavora nel suo punto dolce, spingendo molto meno il compressore. Il pavimento, grazie alla sua inerzia, smorza gli sbalzi e mantiene stabile la temperatura. Meno on-off, più modulazione. E quando la casa è coibentata anche solo decentemente, il sistema fa il resto. Non serve il turbo, serve costanza.

Come si fa davvero: passi brevi, scelta giusta, errori da evitare

La mossa giusta parte da un sopralluogo serio. Si misura la dispersione, si capiscono i punti deboli, si definisce la potenza reale. Poi si sceglie una pompa di calore aria-acqua con buona modulazione, si imposta una curva climatica gentile e si progetta il circuito radiante: pavimento se si ristruttura, soffitto dove non si vuole rompere. Mandata bassa, 30-35 °C, collettori ben bilanciati. È un lavoro che si sente, più che si vede.

Gli errori si ripetono sempre uguali. Macchine sovradimensionate “per stare tranquilli”, che poi ciclicano e consumano. Assenza di un piccolo volano termico, niente bilanciamento dei circuiti, sensori messi a caso. Si dimentica l’isolamento sotto il massetto. E ci si scorda il rumore dell’unità esterna, che va messa dove non dà fastidio a nessuno. Diciamolo chiaro: nessuno vuole litigare in condominio per un ronzio notturno.

“La prima domanda che faccio ai clienti non è ‘quanto vuole risparmiare’, ma ‘che tipo di calore desidera’. Se mi risponde ‘omogeneo e costante’, so già che la strada è quella giusta.” — Marco, installatore

  • Controllo stanza per stanza con testine motorizzate: comfort su misura, niente sprechi.
  • Deumidifica estiva se usi il radiante per raffrescare: pochi watt, molta resa percepita.
  • Verifica della protezione acustica dell’unità esterna: schermature morbide e supporti antivibranti.
  • Integrazione con fotovoltaico e accumulo: fasce orarie, priorità, acqua calda “a costo zero” nei giorni buoni.
  • Manutenzione leggera, ma vera: filtri puliti, parametri controllati ad inizio stagione. *È il suono del cambiamento.*

Una scelta che apre domande, non che le chiude

Quando i termosifoni spariscono, non perdiamo un pezzo di casa: troviamo spazio. Nasce un vuoto che chiede idee nuove. Librerie dove prima c’era ferro, finestre libere, tappeti senza ostacoli. Il calore arriva da sotto o dall’alto, passa attraverso le cose, non le sposta. È una presenza educata.

Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui ci svegliamo con i piedi freddi e giriamo la manopola “un po’ di più”. Con un radiante la mano resta in tasca. Non c’è la tentazione del colpo di calore, solo una linea stabile che accompagna. E se domani collegherai la casa al sole, quella linea sarà ancora più dolce.

Non è una moda. È un modo diverso di stare dentro le stanze. Meno rumori, meno temperature che rimbalzano, più controllo silenzioso. La scelta più comune del 2025 non è un apparecchio, è una combinazione: **riscaldamento a pavimento** e pompa di calore, spesso in squadra con il fotovoltaico. Il resto è personalità: materiali, tappeti, luci. Chi l’ha provato difficilmente torna indietro.

Punto chiave Dettaglio Interesse per il lettore
Pompa di calore + radiante Mandata 30–35 °C, comfort uniforme, consumi contenuti Calore morbido, bollette più leggere, aria più vivibile
Integrazione con fotovoltaico Autoconsumo per riscaldamento e ACS, gestione smart Risparmio tangibile e indipendenza energetica parziale
Cantiere e tempi 5–10 giorni per appartamento medio, alternative a soffitto senza demolire Prevedere disagi minimi e scegliere la soluzione meno invasiva

FAQ :

  • Posso tenere i vecchi termosifoni con una pompa di calore?Si può, se sono sovradimensionati e lavorano bene a bassa temperatura. Altrimenti si valutano ventilconvettori o radiatori a bassa temperatura. Con sistemi radianti la resa della pompa è nettamente migliore.
  • Quanto costa passare a pompa di calore e radiante?Indicativamente: 8.000–14.000 € per la pompa aria-acqua domestica con accessori; 60–100 €/m² per un pavimento radiante completo di massetto e finiture. I prezzi variano per zona, marchio e complessità del cantiere.
  • E se d’inverno fa molto freddo?Le pompe di calore moderne lavorano anche sotto zero. In aree alpine si sceglie una macchina adeguata o una configurazione ibrida, con integrazione elettrica o caldaia di supporto nei picchi. La chiave è una buona progettazione.
  • Il pavimento radiante fa male alle gambe o dà gonfiori?No. I sistemi moderni mantengono temperature superficiali contenute (circa 26–29 °C) e rispettano le normative. La percezione è di calore diffuso, non di “piastra calda”. Spesso migliora anche l’umidità interna.
  • Quanto dura l’intervento e quanto disturba?Per un appartamento medio: 5–10 giorni a seconda che si rifaccia il pavimento o si scelga un soffitto radiante. Polvere nei primi giorni e poi rifiniture. Con il soffitto, niente demolizioni importanti e tempi più rapidi.

1 commento su “In molte case ora stanno togliendo i vecchi termosifoni: ecco l’alternativa più scelta del 2025”

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